Disturbo da deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADD e ADHD)

Efficacia dell'EEG Biofeedback o Neurofeedback


 

Attenzione

 

Nel 2013 la AAP (American Academy of Pediatrics), una delle più grandi organizzazioni di pediatri al mondo, ha riconosciuto al neurofeedback il massimo livello (Livello 1) di raccomandazione per il trattamento dell' ADHD e ADD.

 

Il Neurofeedback è efficace nel 75% dei pazienti ADHD/ADD trattati.

 

Il neurofeedback è una prestazione sanitaria detraibile.

 

Sino al 30% dei bambini con deficit dell'attenzione (ADD/ADHD) non mostra alcun miglioramento con il trattamento farmacologico (stimolanti); nel restante 70% dunque i farmaci sono efficaci ma spesso presentano effetti collaterali che impongono la sospensione del farmaco.

Numerosi studi scientifici controllati hanno dimostrato che il neurofeedback (o EEG biofeedback) è fortemente efficace nel trattamento del Disturbo da Deficit dell'Attenzione e Iperattività (ADHD) mostrando un'efficacia maggiore o uguale ai farmaci e, in caso di uso congiunto, potenziando significativamente l'efficacia del farmaco (Gonzalez-Castro e coll. 2015); inoltre, a differenza del farmaco, il neurofeedback rende possibile il mantenimento nel tempo dei miglioramenti ottenuti (Monastra e coll. 2002).

 

Come può il neurofeedback aiutare bambini, adolescenti o adulti con questo problema?

 

Gli individui affetti da questo disturbo presentano alterazioni dell'attività elettrica cerebrale rilevata sullo scalpo con l'EEG (elettroencefalogramma): ad esempio, i bambini con ADHD mostrano una produzione eccessiva di onde theta (4-8 Hz) e una produzione ridotta di onde beta (16-24 Hz) in specifiche regioni cerebrali. Queste anomalie si registrano in modo ancor più marcato nel corso dello svolgimento di compiti cognitivi che richiedono attenzione e concentrazione, specie se prolungata.

Il training di neurofeedback in questo caso è finalizzato a ridurre l'ampiezza delle onde theta e a potenziare l'ampiezza delle onde beta: l'applicazione di questo protocollo per un periodo sufficientemente ampio è in grado di ridurre significativamente i sintomi del defcit attentivo e dell'iperattività.

Il presupposto teorico su cui si basa il neurofeedback è che vi è un legame tra le alterazioni delle onde cerebrali rilevate con l'EEG, le alterazioni neurobiologiche da cui esse generano e i sintomi del disturbo: il neurofeedback è un vero e proprio allenamento (training) attraverso il quale l'individuo (bambino, adolescente o adulto), grazie al feedback generato dalla strumentazione utilizzata, nel corso delle sedute riesce a correggere l'alterazione delle onde cerebrali nella direzione di una loro normalizzazione.

E' stato dimostrato che tale normalizzazione dell'attività cerebrale correla con il miglioramento dei sintomi tipici del disturbo: disattenzione, difficoltà di concentrazione, iperattività e impulsività

L'esito di questo particolare tipo di training, dimostrato ampiamente da numerosi studi scientifici, è il significativo miglioramento dei sintomi: quanto più la composizione delle onde cerebrali si avvicina a quella normale quanto più l'individuo si comporta normalmente. Quindi il successo del trattamento è proporzionale al modo in cui l'individuo impara a “normalizzare” le sue onde cerebrali.

I bambini che vengono addestrati con successo ad aumentare il ritmo SMR mostrano una diminuzione dei livelli di iperattività e una diminuzione significativa della disattenzione.

Il successo del neurofeedback training nel diminuire le onde Theta  aumentando le onde Beta determina una maggiore capacità di attenzione.

Il trattamento è svolto dall'equipe formata dal Dr. Alessio Penzo e dalla Dott.ssa Loredana Scalini; una seduta dura circa 30 minuti. I sensori sono posizionati sul cuoio capelluto in corrispondenza delle parti del cervello del paziente che devono essere addestrate. I sensori sono collegati ad un computer che esegue un programma di addestramento speciale. Il programma di solito appare come un videogioco. Il progresso nel videogioco o semplicemente la continuazione dipende dalla capacità del bambino di produrre la percentuale desiderata di onde cerebrali.

Il trattamento può richiedere 30 sedute per ottenere degli effetti evidenti e duraturi.



Alcune Ricerche


 

Nel 2013 la AAP (American Academy of Pediatrics), una delle più grandi organizzazioni di pediatri al mondo (che oggi conta 64 mila pediatri) ha riconosciuto al neurofeedback il massimo livello (Livello 1) di raccomandazione per il trattamento dell' ADHD, basato sulla solidità ed estensione della ricerca scientifica prodotta sino ad oggi.

Nel 2015 Gonzalez-Castro e colleghi hanno condotto una ricerca su 136 pazienti con ADHD ed hanno dimostrato che il neurofeedback abbinato al trattamento farmacologico da i risultati migliori; inoltre il neurofeedback da solo ha determinato miglioramenti nelle funzioni esecutive superiori al solo farmaco.

Beuregard e Levesque (2006) hanno effettuato una risonanza magnetica funzionale (fMRI) sia su pazienti con ADHD prima e dopo il neurofeedback sia su pazienti (gruppo di controllo) non sottoposti a neurofeedback per vedere se il training di neurofeedback provocasse cambiamenti oggettivamente rilevabili. La risonanza magnetica funzionale ha evidenziato dei cambiamenti nei pazienti sottoposti al neurofeedback consistente nella normalizzazione dell'attività cerebrale; nei pazienti non sottoposti al neurofeedback (gruppo di controllo) la fMRI non ha evidenziato alcun cambiamento.

Kaiser e Othmer (2000) hanno fatto uno studio con 1.089 pazienti dimostrando che il neurofeedback training del ritmo EEG sensomotorio (12-15 Hz) e beta produce significativi miglioramenti nell’attenzione e nel controllo degli impulsi e cambiamenti positivi misurati nel test delle variabili dell’ attenzione (TOVA). 

Monastra, et al (2002) hanno lavorato con 100 bambini che assumevano Ritalin, oltre ad avere consulenza familiare e supporto accademico. Metà di essi ha ricevuto anche l'EEG biofeedback o Neurofeedback. Tutti i bambini hanno mostrato miglioramenti simili nel test TOVA e in una scala di valutazione dell’ADD. Ma solo i bambini che hanno fatto il neurofeddback sono stati in grado di mantenere  i loro miglioramenti senza Ritalin.

Altri studi, utilizzando tecniche simili, hanno mostrato un aumento nei punteggi  d'intelligenza e nel rendimento scolastico nei casi in cui al trattamento era stato aggiunto il training delle onde theta (Lubar et al 1995).

Un piccolo studio su 16 bambini ha comparato bambini allenati con neurofeedback con quelli in lista di attesa. I punteggi più alti sono emersi nel primo gruppo così come la riduzione dei comportamenti di disattenzione (Linden et al 1996).

Altri due studi hanno dimostrato che il Neurofeedback è efficace quanto il Ritalin in numerose misure (Rossiter e LaVaque 1995; Fuchs et al. 2003).

Un altro studio ha trovato che 16 su 24 pazienti che assumevano farmaci erano in grado di ridurre le dosi o interrompere del tutto il trattamento dopo l'allenamento con il Neurofeedback (Alhambra et al 1995).

Studi controllati e randomizzati hanno dimostrato la superiorità del neurofeedback (EEG biofeedback) rispetto al training attentivo computerizzato (Gevensleben et al. 2009a) e all'EMG biofeedback (Bakhshayesh et al. 2011)

 In randomized controlled trials, it has been found to be superior in reducing the children’s inattentive, hyperactive and impulsive behavior (medium effect sizes) compared to computerized attention training (Gevensleben et al., 2009a) and EMG biofeedback (Bakhshayesh et al., 2011).


Bibliografia (parziale)


 

Alhambra, M.A., Fowler, T.P., & Alhambra, A.A. (1995). EEG biofeedback: A new treatment option for ADD/ADHD. Journal of Neurotherapy, 1(2), 39-43.

Bakhshayesh,A.R.,Hänsch,S.,Wyschkon,A.,Rezai,M.J.,andEsser,G.(2011). NeurofeedbackinADHD:asingle-blindrandomizedcontrolledtrial. Eur.Child Adolesc.Psychiatry 20, 481–491.

Carolyn Yucha and Christopher Gilbert's, 2004 "Evidence Based Practice in Biofeedback & Neurofeedback" AAPB, Wheat Ridge, CO.

Fuchs, T., Birbaumer, N., Lutzenberger, W., Gruzelier, J.H., & Kaiser, J. (2003). Neurofeedback treatment for attention-deficit / hyperactivity disorder in children: A comparison with methyphenidate. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 28(1), 1-12.

Kaiser, D.A., & Othmer, S. (2000). Effect of neurofeedback on variables of attention in a large multi-center trial. Journal of Neurotherapy, 4(1), 5-15.

Gevensleben,H.,Holl,B.,Albrecht,B.,Vogel,C.,Schlamp,D.,Kratz,O.,etal. (2009a). IsneurofeedbackanefficacioustreatmentforADHD?Arandomised controlledclinicaltrial. J. ChildPsychol.Psychiatry 50, 780–789.

González-Castro PCueli MRodríguez CGarcía TÁlvarez L. (2015).Efficacy of Neurofeedback Versus Pharmacological Support in Subjects with ADHD. Appl Psychophysiol Biofeedback.  [Epub ahead of print].

Linden, M., Habib, T, & Radojevic, V. (1996). A controlled study of the effects of EEG biofeedback on cognition and behavior of children with attention deficit disorder and learning disabilities. Biofeedback and Self Regulation, 21(1), 35-49.

Lubar, J.F., Swartwood, M.O., Swartwood, J.N., & O'Donnell, P.H. (1995). Evaluation of the effectiveness of EEG neurofeedback training for ADHD in a clinical setting as measured by changes in T.O.V.A. scores, behavioral ratings, and WISC-R performance. Biofeedback and Self Regulation, 20(1), 83-99.

Monastra, V.J., Monastra, D.M., & George, S. (2002). The effects of stimulant therapy, EEG biofeedback, and parenting style on the primary symptoms of attention-deficit/hyperactivity disorder. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 27(4), 231-249.

Rossiter, T.R., & La Vaque, T.J. (1995). A comparison of EEG biofeedback and psychostimulants in treating attention deficit/hyperactivity disorders. Journal of Neurotherapy, 1(1), 48-59.

 

 

 

 

 

 

Aggiungi commento

Al posto del nome inserire uno pseudonimo per la protezione della tua privacy. Scrivendo il tuo commento dichiari di accettare i Termini e le Condizioni per l'uso di questo servizio.

Compilare il campo "Nome" con uno pseudonimo e non con il tuo vero nome e cognome.

Codice di sicurezza
Aggiorna