Come evitare il peggioramento e la cronicizzazione della Cefalea Tensiva


Il 90% dei pazienti con cefalea tensiva che trattiamo col biofeedback presso il nostro studio giunge da noi quando si trova nella condizione più grave, quando cioè il disturbo è divenuto cronico (15 giorni o più con cefalea), dopo una lunga storia personale costellata da tentativi di cure farmacologiche e non farmacologiche (spesso "popolari" ma scientificamente non supportate) fallimentari che, oltre a non risolvere il problema, non hanno ostacolato il progredire della malattia verso la forma cronica. 

La cefalea di tipo tensivo è una patologia a sostanziale componente genetica e psicosomatica che presenta una naturale tendenza al progressivo peggioramento se non affrontata in modo corretto.

Ciò purtroppo avviene molto raramente visto che, nella stragrande maggioranza dei casi, chi soffre di forme ancora sporadiche di cefalea tensiva sottovaluta il problema e ricorre a farmaci analgesici da banco che danno solo un sollievo temporaneo, non bloccano l'evolversi della malattia e, al contrario, lo favoriscono/velocizzano se assunti con una frequenza superiore ai 2-3 giorni a settimana.

Il fallimento di questi trattamenti è imputabile al fatto che essi non agiscono direttamente sulla causa del disturbo ma solo sui sintomi: danno quindi un sollievo temporaneo senza risolvere mai il problema alla radice, che continua a progredire.

La causa diretta e universalmente riconosciuta della cefalea tensiva è la contrazione eccessivamente protratta, involontaria e inconsapevole dei muscoli del collo, spalle e testa (fronte, tempie, mandibola, scalpo).

Questa condizione è la somatizzazione di condizioni di stress ed iper-eccitabilità/attivabilità emozionale e cognitiva di persone che spesso possiedono uno stile cognitivo-comportamentale molto attivo (iperattivo e/o iper-reattivo); spesso sono presenti stati d'ansia più o meno strutturati o di tipo semplicemente situazionale (situazioni difficili, periodi protratti di stress, ecc.); frequentemente sono associati stati depressivi e stati depressivo-ansiosi.

Tale stile cognitivo ed emozionale comporta la ripetuta iper-attivazione dei centri nervosi che mediano le emozioni che si traduce in una particolare somatizzazione: la contrazione involontaria, inconsapevole e protratta di specifici gruppi muscolari (spalle, collo, mandibolari, frontali, temporali, ecc.) in combinazione variabile da individuo a individuo.

Basta un livello di contrazione muscolare protratta superiore di solo il 5% rispetto alla norma per dare origine all'accumulo locale di sostanze pro-infiammatorie che determinano il dolore da tensione muscolare che, negli individui predisposti, prende la forma della cefalea tensiva, con una propagazione degli effetti tensivi e del dolore a diverse regioni craniche e intra-craniche (ad es. dietro gli occhi). Molto frequenti sono inoltre le condizioni miste cefalea tensiva/emicrania in cui una tensione muscolare al collo, alla nuca, alle spalle o ad altre regioni del craio può innescare e/o alimentare gli episodi emicranici.

Nella nostra esperienza clinica i pazienti con cefalea tensiva (quasi tutti cronici) mostrano, all'inizio del trattamento e in condizione di riposo, livelli di contrazione involontaria dei muscoli monitorati mediamente del 50% superiore ai valori normali.

Nel 100% dei casi non ne sono consapevoli e solo osservando il grafico dell'elettromiogramma sul nostro monitor cominciano ad associare il livello reale di tensione del muscolo monitorato con la sensazione di tensione prima totalmente inconsapevole. Sviluppando questa sensibilità in poco tempo l'individuo apprende a riconoscere lo stato di tensione muscolare che gli innesca le cefalee e a ridurlo autonomamente e automaticamente sui valori normali.

Attualmente il biofeedback è l'unico trattamento dimostratosi realmente in grado di agire sulla causa diretta della cefalea tensiva, riconducendo la tensione muscolare eccessiva sui livelli normali, con conseguente riduzione ed eliminazione delle cefalee.

Se non si agisce a questo livello, ossia se questa tensione muscolare non viene ricondotta sui valori normali, il disturbo continuerà a progredire a causa della progressiva sensibilizzazione delle vie nervose del dolore determinata a sua volta dalla loro ripetuta (eccessiva) attivazione che si verifica ogni volta che si verifica un'episodio di cefalea.

Per questa ragione è indispensabile agire subito e non aspettare che il disturbo si cronicizzi.

 

Ecco dunque i nostri consigli per evitare di peggiorare e bloccare la malattia prima che si cronicizzi:

 

  • Diagnosi certa: esistono più di 100 tipi di cefalee. E' necessario farsi fare una diagnosi precisa per sapere con certezza di quale cefalea di soffre e, per essa, individuare le cure più appropriate.
  • Evitare di assumere farmaci da banco come analgesici per più di 2-3 giorni a settimana per evitare il peggioramento della malattia dovuto all'abuso di farmaci (rebound headache).
  • Non considerare gli analgesici da banco come cura: tali farmaci agiscono solo temporaneamente e sui sintomi, non sulle cause della cefalea.
  • Non perdere tempo: la Cefalea Tensiva, se non trattata adeguatamente, può peggiorare sino alla condizione cronica spesso codeterminata dall'abuso di farmaci.
  • Informarsi sui trattamenti preventivi disponibili e sulla loro reale efficacia. Noi abbiamo realizzato a tal fine una tabella comparativa sull'efficacia dei trattamenti farmacologici e non-farmacologici basata esclusivamente su ricerche scientifiche pubblicate su riviste accreditate (peer review) e consultabili liberamente su database scientifici come Pubmed e Medline.
  • Fidarsi solo delle fonti d'informazione che forniscono i riferimenti scientifici (bibliografia) per ogni affermazione fatta. 
  • Informarsi sempre sulla percentuale di successo dei metodi proposti, dimostrata scientificamente.
  • Diffidare dei trattamenti non supportati scientificamente o per i quali la ricerca scientifica ha dimostrato efficacia nulla o non superiore al placebo.
  • Valutare criticamente il trattamento da effettuare, valutando i rischi, i benefici e i costi di ciascun trattamento.
  • Non accanirsi su trattamenti che non danno risultati e passare ad altri trattamenti senza perdere tempo.

 

 

 

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